Un pezzetto di Mercantour / 1

Salso Moreno cropped
Particolare del Salso Moreno. Clicca sull’immagine per il panorama completo.

(Cronaca semiseria di due notti a inseguir le stelle)

Come è giusto che sia, la strada che porta al Colle della Lombarda è una stretta lingua d’asfalto che a fatica si dipana lungo il versante della montagna. Attraverso il confine in compagnia di Nicolas, un ragazzo francese che ho caricato a bordo poco dopo Vinadio: un mese fa ha comprato un biglietto aereo di sola andata e ora sta ritornando a casa dopo aver attraversato mezza Europa a piedi o in autostop.
Lungo i tornanti parliamo del suo viaggio, di stelle e della possibilità che il polpo possa essere una forma di vita aliena proveniente da un altro pianeta.

Sul versante italiano il tempo è bello, ma da parte francese qualche buontempone ha avuto l’idea di appendere in cielo grumi di bitume solo vagamente somiglianti a una nuvola, lasciando appena qualche squarcio di azzurro qui e là.
Arriviamo a Saint-Etienne de Tinée, dove lascio Nicolas: da qui – mi dice – cercherà un passaggio verso Avignone; lo saluto e lui ricambia augurandomi cieli sereni per la notte.
E infatti, trenta secondi dopo, viene giù il diluvio universale.

Ok, mi dico: forse il Mercantour mi odia. O forse sono sfigato.
O forse – replica una vocina nella testa – appena due episodi non sono sufficienti per fare statistica; in più sono solo le quattro del pomeriggio e mancano svariate ore al tramonto, la possibilità di pioggia era ampiamente prevista dal meteo e fa sempre in tempo ad aprirsi per la notte. Ci vogliamo muovere?
Riprendo la strada verso il Col de la Bonette, mentre Zeus pare aver terminato la scorta di fulmini (o per lo meno quelli da scagliare a pochi metri dal sottoscritto) e la pioggia sembra un po’ meno intensa. Dopo una ventina di minuti, e qualche chilometro più a ovest, all’acquazzone si sostituiscono scrosci più isolati, e se da un lato non si può dire che il cielo sia sereno, quantomeno è passato dal colore del bitume fresco a quello dell’asfalto invecchiato. C’è di che essere ottimisti.

Mercantour pioggia

Quando parcheggio l’automobile la pioggia è cessata del tutto e una lama di Sole riesce a farsi spazio tra le nubi illuminando sporadicamente i pendii dei monti. Confidando nel vento che ora soffia deciso indosso gli scarponi, mi carico lo zaino in spalla e mi inoltro nel Salso Moreno diretto alla mia meta.

Ora, se io fossi un geologo, saprei leggere la storia di ciò su cui sto camminando: potrei riconoscere le doline, descrivere gli strati di Cretaceo, Giurassico e Triassico, distinguere tra marne e calcari. Ma sono uno che parla di stelle e il mio è uno stupore ignorante, una meraviglia dettata da colori e forme di rocce che vedo diverse ma di cui non so nulla.

Attraverso il Salso Moreno

Non impiego molto a raggiungere il laghi di Morgon e, poco più in basso, les Laussets: un insieme di specchi d’acqua dalla forma irregolare, evidentemente troppo piccoli per meritarsi l’appellativo di lago, ma dall’aspetto decisamente caratteristico. Nel frattempo, verso nord, il cielo si è rasserenato, mentre a sud le nubi si spostano velocemente a ranghi sciolti dirette oltre l’orizzonte.

Les Laussets nubi

Ho giusto il tempo di mangiare un boccone e indossare qualcosa di più pesante che il Sole tramonta: in pochi minuti le luci del crepuscolo si affievoliscono lasciando la ribalta stelle e pianeti, in un cielo che è diventato quasi del tutto sereno.

Les Laussets panorama

Canon 6D modificata
Samyang 24 mm f/1.4
ISO 3200, 20 s, f/2.0
Panorama di 5+5 scatti verticali
Scattata alle ore 23:25 CEST ca. del 14-8-2018

Les Laussetts

Canon 6D
Samyang 24 mm f/2.4
ISO 3200, 30 s, f/2.4
Scattata alle ore 23:34 CEST del 14-8-2018

Purtroppo lo spettacolo dura poco. Lo stesso vento che aveva spazzato via i rimasugli del temporale pomeridiano col calar della notte si rafforza e porta nuove nuvole. A malincuore devo accontentarmi di quello che sono riuscito fotografare in questa piccola parentesi di bel tempo: smonto l’attrezzatura e mi cerco un angolino riparato dove riposare.

Quando sono in montagna non ho con me libri da leggere o musica da ascoltare. In questi casi succede spesso mi si ficchi in testa un motivetto, una canzone,  un qualcosa che di fatto diventa la colonna sonora di quella gita in particolare. Ora però, trovandomi a 2400 m di altitudine rannicchiato nel sacco a pelo, dietro una roccia che – a dirla tutta – non è che ripari un granché dal vento, con nuvole che a giudicare dall’aspetto potrebbero anche tentare una replica dello spettacolo pomeridiano – ecco, dico: in questa situazione mi aspetterei che la colonna sonora sia qualcosa non dico di eroico, ma che per lo meno sottolinei la stoicità della situazione.
E allora perché l’unica cosa che ho in testa è: “Avete fettucce da vendere?”


“Ce n’è, ce n’è, ce n’è!”

Maledizione.

(continua)

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