We chose to go to the Moon

FirstMan-SaturnVliftOff
Crediti: Universal Pictures – First Man

Come si giudica, solitamente, la riuscita di un film? E cosa si può dire di First Man, che racconta la preparazione e la conquista della Luna seguendo l’uomo che – per primo – fece quel “piccolo passo”? Per quanto mi riguarda voglio provare a farlo raccontandone una scena.
Dopo quasi due ore di pellicola, l’Aquila è finalmente allunata nel Mare della Tranquillità; Neil e Buzz si preparano a uscire dal LEM, mentre si fa il vuoto all’interno del veicolo. Quando si apre il boccaporto, l’ultimo suono che si sente è il rumore dell’aria residua che fugge attraverso l’apertura, poi più nulla. Nel silenzio assoluto l’inquadratura comincia a spostarsi lungo la scaletta: un long take muto di lunghezza incredibile che porta lo spettatore – per primo! – sul suolo lunare.
Ciò che più mi colpisce però, è che la sala è muta quanto la scena sullo schermo. Non un sospiro, nessun colpo di tosse o movimento sulle poltrone. Niente.
Come se avessero fatto il vuoto anche qui.

(Attenzione: ciò che segue potrebbe contenere tracce di spoiler)

È complicato rendere avvincente un film di cui il finale è noto a chiunque, ma First Man ci riesce.
Ci riesce forse perché i colpi di scena e le difficoltà nella corsa alla Luna sono stati tanti e tali che bastano a tenere alta l’attenzione di chi non conosca a fondo la storia; mentre per chi conosce a memoria ogni particolare della vicenda è un po’ come ascoltare ancora una volta la propria canzone preferita.
Ci riesce perché le Gemini, il Saturn V, il LEM e tutto il resto sono lì, riprodotti con grande fedeltà; così come le inquadrature più famose, i dialoghi dei momenti salienti e il gergo tecnico: particolari che mandano in brodo di giuggiole i nerd di cui sopra, ma non appesantiscono la narrazione.
Ci riesce perché c’è il racconto dell’uomo dietro la leggenda, che sarà anche un cliché abusato, ma ricorda a chi si è sempre interessato solo di carico utile, spinta e impulso specifico che sono stati degli esseri umani ad andare lassù, e che anche un razzo di 111 metri potrebbe non bastare a decollare se il peso che ci si porta dentro è troppo grande.

Nonostante ciò, First Man non è un documentario, anche se da quando si apre il portello del LEM sulla Luna a parlare non è più il Neil Armstrong personaggio, bensì il Neil Armstrong astronauta che quell’EVA l’ha fatta sula serio.
Non lo è perché spesso le scene sono state girate invece di usare i documenti originali, anche se – come già detto – la cura con cui sono state replicate alcune inquadrature e certi particolari è incredibile.
Soprattutto, First Man non è un documentario perché qualche (piccola) libertà se la prende, anche se ciò non inficia minimamente lo spirito del film.
Faccio un paio di esempi.

La resa del paesaggio lunare è abbastanza fedele, anche se i crateri sulla Luna assomigliano più a buche scavate nella sabbia piuttosto che a voragini dalle pareti scoscese. La scelta di esagerarne la conformazione credo sia stata dettata dalla volontà di rendere un po’ più variegata la “magnifica desolazione” offerta alla vista dal Mare della Tranquillità.

È documentato che durante l’EVA Neil Armstrong si sia allontanato dal LEM uscendo dall’inquadratura della telecamera1 per raggiungere un cratere distante una sessantina di metri dal luogo dell’allunaggio, ma non si sa se abbia lasciato qualcosa laggiù. Anzi: nei 3 minuti in cui non si vede è probabile che abbia avuto soltanto il tempo di scattare le 6 fotografie che compongono la panoramica qui sotto e tornare indietro.

Il Little West crater nella panoramica scattata dallo stesso Armstrong durante l’EVA.

Dunque, la scena che vede il personaggio Neil Armstrong lasciare cadere il braccialetto della figlioletta morta oltre il bordo del Little West, probabilmente nella realtà non ha avuto luogo. Eppure il gesto ha senso, sia dal punto di vista cinematografico che della missione Apollo 11.
In effetti gli astronauti lasciarono molte cose sulla Luna. Oltre alle apparecchiature scientifiche e alla famosa placca commemorativa sulla scaletta del LEM, dispersero sul suolo lunare altri oggetti tra cui lo stemma della missione Apollo 1 in onore degli astronauti morti nell’incendio e due medaglie al valore appartenute ai cosmonauti Jurij Gagarin e Vladimir Komarov. In più, ciascun astronauta aveva un sacchetto personale (PPK – Personal Preference Kit) con all’interno alcuni oggetti da portare con sé in missione. Il contenuto del PPK di Neil Armstrong non fu mai reso pubblico, anche se lo stesso Armstrong disse che all’interno c’erano alcuni gioielli per la moglie e la madre, un paio di cimeli provenienti dall’aeroplano dei fratelli Wright e qualcos’altro2.
Nessun cenno esplicito, dunque, a un ricordo della figlia portato sulla Luna e lì abbandonato; ma non è del tutto inverosimile che un gesto del genere possa essere avvenuto: sarebbe stato certamente nello spirito della missione, anche se magari non con i tempi cinematografici della scena del film.

Le quasi due ore e mezza di First Man scorrono in un lampo. Ai titoli di coda la sensazione che resta è la meraviglia per quell’epopea che ha visto una grande conquista a prezzo di enormi sacrifici; e non solo da parte di dell’uomo che per primo ha lasciato la propria impronta sul suolo lunare, ma anche da parte di colleghi, amici, familiari.  First Man è – finalmente – un film che parla di spazio senza che ci sia di mezzo la fantascienza, riuscendo a fare qualcosa che è solo apparentemente facile: raccontare un pezzetto di Storia, quel pezzetto che ha portato l’uomo sulla Luna.


1. ^ Qui trovate il video dell’EVA della missione Apollo 11 ripreso dalla telecamera televisiva fissa. Armotrong esce dall’inquadratura a sinistra a 1:50:38 per rientravi, sempre da sinistra, a 1:53:25.

2. ^ Traduzione spiccia e parafrasata di quanto riportato da James R. Hansen in “First Man: The Life of Neil A. Armstrong”, New York, Simon & Schuster, 2005.

3 risposte a "We chose to go to the Moon"

  1. wwayne 6 novembre 2018 / 6:24

    Per te sarà questo il film giusto per portare Ryan Gosling all’Oscar?

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    • Emanuele Balboni 6 novembre 2018 / 8:19

      Non credo di essere la persona più opportuna per dare un’opinione sensata, ma temo che saranno in corsa molti ruoli sopra le righe perché l’Armstrong dimesso (in certi casi pure un po’ troppo) e riservato di Gosling possa spuntarla.

      Mi piace

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