Apollo 11

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In questi giorni, nelle sale italiane, è in proiezione Apollo 11, il documentario realizzato dalla CNN restaurando filmati e immagini originali della missione che portò i primi uomini a posar piede sulla Luna. Se ne avete la possibilità, andate a vederlo: la qualità del restauro è incredibile, tanto che in certe scene ho faticato a riconoscere le riprese sgranate e confuse della diretta televisiva che si possono trovare su youtube e sul sito ufficiale della NASA. Anche la scelta delle scene è peculiare: oltre ai momenti iconici quali il decollo, il primo “piccolo passo” e così via, nel documentario vengono mostrati anche alcuni eventi meno noti, come il problema relativo alla perdita di pressione da una valvola del Saturn V proprio mentre gli astronauti erano in avvicinamento alla rampa di lancio.

Ma. In questa recensione entusiastica c’è un piccolo “ma”.
Nel documentario siamo ormai giunti al giorno dell’allunaggio, sottolineato sullo schermo dalla scritta “20 luglio”, con la Luna piena sullo sfondo.

La Luna. Piena. Ma perché?

A causa dell’assenza di atmosfera, l’escursione termica sulla Luna è estrema: di notte si congela scendendo a -150 °C mentre durante il dì la temperatura si impenna, arrivando a toccare anche i 120 °C. Questo fatto è spesso usato dai lunacomplottisti per dimostrare (secondo loro) la falsità degli allunaggi: come avrebbero fatto gli astronauti a non morire congelati o abbrustoliti sulla Luna?
La risposta è che le tute spaziali hanno un sistema di termoregolazione, una serie di tubicini pieni d’acqua che percorrono il sottotuta, mantenendo moderatamente fresco (o caldo) l’astronauta. Eppure anche questo sistema non avrebbe impedito ad Armstrong e Aldrin di lessarsi all’interno delle loro tute, se la temperatura esterna fosse stata di 120 °C.
Per questo motivo la NASA ha programmato le missioni con ben precise fasi lunari, in modo che il luogo dell’allunaggio fosse sì illuminato, ma con il Sole relativamente basso sull’orizzonte per ridurre l’irraggiamento. Se il 20 luglio 1969 la Luna fosse stata piena, il Mare della Tranquillità sarebbe stato rovente, con 9 giorni ininterrotti di Sole a illuminare e riscaldare il suolo dove sarebbe atterrato il LEM (ricordo che, sulla Luna, il dì dura quasi 15 giorni terrestri, e altrettanto la notte).
Per fortuna dei nostri, il 20 luglio 1969 la Luna era in fase crescente (poco prima del primo quarto) e il Mare della Tranquillità aveva appena cominciato a scaldarsi dopo la lunga notte lunare: durante l’EVA, il termometro montato sull’esperimento EASEP ha misurato temperature attorno agli 0 °C.

Ma è un problema che la fase lunare sia sbagliata? Dipende.
Finché si parla di un film non è detto che lo sia (anche in First Man la fase lunare è sbagliata: il Neil Armstrong interpretato da Ryan Gosling non avrebbe potuto vedere la Luna dal finestrino del Modulo di Comando la mattina del 16 luglio 1969, perché era praticamente nuova), ma quando si tratta di un documentario è certamente più grave.

Nonostante questo particolare, il lavoro di ricostruzione è stato enorme, e se volete provare a rivivere i nove giorni di viaggio alla conquista della Luna condensati in 90′ di pellicola, ebbene: Apollo 11 vale il prezzo del biglietto.

Una risposta a "Apollo 11"

  1. yaxara 10 settembre 2019 / 16:18

    I famosi dettagli che nessuno nota ma ti mandano in bestia.
    Non sapevo della scelta della fase lunare per la missione, ho imparato una cosa nuova. Grazie!

    Piace a 1 persona

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