
Esistono millanta modi per sfuggire alla morsa dell’afa in questi ultimi scampoli di agosto, ma non tutti allettanti: passare le giornate tra gli scaffali del supermercato sottocasa solo per godere dell’aria condizionata in modalità “vortice polare” è certamente una soluzione semplice ed efficace, ma alla lunga il paesaggio potrebbe risultare monotono. Ecco perché io ho deciso di allontanarmi dalla città e andare a dormire in ghiacciaia. O quasi.
Due ore e mezza di viaggio e arrivo nel cuore del Parc national des Écrins. La strada che sale da Ailefroide si ingarbuglia in cinque o sei tornanti nel bosco, salvo poi distendersi una volta raggiunta la più tipica delle valli glaciali, con le ripide pare
Il Sole è ormai calato dietro le cime, e io rimetto lo zaino in spalla per cercare un punto panoramico dove accamparmi, perché Giove è già visibile nella luce ancora copiosa del tramonto. Trovo un muretto a secco, un semicerchio di pietre che si rivela un ottimo riparo dalla brezza che con il calare del buio si alza a dissolvere le ultime nubi di calore, lasciando il cielo praticamente terso.
Canon 6D modificata
Samyang 24 mm f/1.4
ISO 3200, 20 s, f/2
Filtro diffusore per il cielo
Panorama di 3 scatti verticali
Scattata alle ore 21:42 ca. CEST del 26-8-2019
A più alta risoluzione qui.
Sono a più di 2500 metri di altitudine, ma non fa freddo. O almeno, non quanto mi aspettassi. Nel buio della notte, tra il fruscio del vento e il rombo dell’acqua che si riversa a valle, sento il ghiacciaio che tonfa, scricchiola e geme: un monologo che sembra raccontare della sua sofferenza, della lotta che sta perdendo, della sua ritirata.
Sdraiato nel sacco a pelo, mi sento così in colpa che mi viene da trattenere il respiro. Ogni fiato che esalo, ogni pietra che rotola lungo il pendio, ogni punto luminoso che splende in cielo è un passo dell’universo lungo la strada tracciata dal secondo principio della termodinamica, una piccola e inevitabile vittoria dell’entropia.
Ma non posso dire alle stelle “non splendete!”, né ai massi “restate fermi!”; e c’è un limite al tempo in cui posso trattenere il fiato prima che l’istinto di sopravvivenza vinca sulla forza di volontà. E… e sei un imbecille.
Trattienilo il fiato, e a lungo, ma non per sconfiggere l’entropia, quanto piuttosto per alleggerire l’umanità di questi pensieri deliranti. Hai percorso quasi 150 km in automobile per arrivare fin qui e farti venire i sensi di colpa? Vuoi che calcoli quanti diossidi la marmitta del tuo veicolo ha rilasciato nell’atmosfera lungo il tragitto? Vuoi che te li traduca in effetto serra e piogge acide? O in respiri equivalenti? Già che ci siamo, sei sicuro di aver spento tutte le luci di casa quando sei uscito? No? Idiota. Se davvero vuoi fare qualcosa smetti di basarti su emozioni passeggere che evaporeranno domattina assieme alla rugiada e comincia a comportarti da persona responsabile, tutti i giorni. E no, non chiedermi cosa significhi esattamente o come si faccia, io ne so quanto te.
Ora goditi il cielo stellato.
Canon 6D modificata
Samyang 24 mm f/1.4
ISO 6400, 20 s, f/2
Crop da panorama di 3 scatti
Scattata alle ore 22:42 ca. CEST del 26-8-2019
Chissà perché le poche ore nel sacco a pelo non sono state particolarmente riposanti.
È ancora notte inoltrata quando mi rimetto in marcia lungo il sentiero che sale di fianco al ghiacciaio; cammino con attenzione per non perdere la traccia alla ricerca di uno spiazzo adatto per montare ancora una volta l’attrezzatura fotografica.
Verso le quattro e mezza una sottile falce di Luna sorge dall’orizzonte e lentamente sale in cielo a illuminare sempre più il paesaggio e le nubi che viaggiano veloci in cielo.
Canon 6D modificata
Samyang XP 14 mm f/2.4
ISO 3200, 25 s, f/2.4
Panorama di 4 scatti verticali
Scattata alle ore 5:30 ca. CEST del 27-8-2019
Più che il chiarore dell’aurora, a farmi capire che la notte volge al termine sono le torce degli alpinisti che di buona lena si inerpicano sul sentiero, diretti alla Barre des Écrins o cime limitrofe. Hanno zaini leggeri, imbraghi e corda; e mi salutano un po’ stupiti del fatto che io stia scendendo invece di salire. Torno al rifugio in tempo per godermi dalla sua terrazza il cielo che diventa chiaro, le nuvole che si tingono di rosa, le cime illuminate dai primi raggi del sole.
Dopo la notte in ghiacciaia (o quasi) è ora di scendere a valle.